Per carattere sono un ottimista e come tale non posso che rivolgervi un sincero e duplice augurio: di salute e di ripresa delle nostre attività.
Sì, perché in primis ciò che è necessaria è la buona salute, ed in secondo luogo il lavoro, che tanta parte tiene nelle nostre vite di artigiani.
Ho detto che sono un ottimista, e vorrei preannunciare che vi sono segnali di cambiamento all’orizzonte, ma non è così purtroppo, anche se ritengo che proprio l’ottimismo non debba mancare quando la situazione è difficile e lo scoraggiamento può prevalere.
La situazione non mi è sconosciuta: devo dire che anch’io sento prevalere in me un certo malessere quando ricevo 10 richieste al giorno di aiuto per mail o fax di persone che cercano lavoro, che sono in cassa integrazione o in mobilità. E lo scoramento è diventato massimo quanto al nostro ufficio Libri Paga si sono presentati un ingegnere meccanico ed una assistente ferrista di sala operatoria in cerca di occupazione.
Ma lo scoramento dura un attimo e lascia il posto alla speranza, anzi alla consapevolezza che in fondo la nostra categoria è messa meglio: l’ingegnere è senza lavoro, noi in fondo un lavoro ce l’abbiamo: nelle nostre mani, nella nostra tenacia che ci ha permesso di andare avanti sino ad oggi e – sono convinto – di poter continuare.
Quando non puoi cambiare lo stato delle cose ti devi adattare: colleghi da mesi in crisi per i motivi più svariati attendono fino allo stremo prima di prendere provvedimenti, nonostante i nostri servizi di consulenza in Associazione ripetessero da mesi dove era il problema: chi aveva eccesso di manodopera, chi serviva un ingrosso insolvente, chi aveva un punto vendita non redditizio, chi usciva con la pasticceria lievitata ad un prezzo insufficiente a coprire la sola materia prima. Mesi, mesi e mesi di rimessa prima di intervenire, quando ormai la banca ha chiesto il rientro del fido e magari non siamo riusciti a versare l’acconto di novembre.
E’ inutile attendere solo perché “si è sempre fatto così” ed oggi cambiare sembra un’eresia: nella realtà economica di oggi devi essere reattivo al massimo, con gli occhi sempre puntati all’obbiettivo.
Se ritardi un mese l’adeguamento, ci rimetti il tuo stipendio e lavori per 12 ore al giorno per 1 euro l’ora, perché il tuo salario da imprenditore se lo mangia l’eccessivo costo del personale, il cliente insolvente, la banca in interessi passivi o le sanzioni di Equitalia.
Attenzione e reazione: questa è la nuova parola d’ordine. Se sapremo essere reattivi, e modificarci in conseguenza delle mutate situazioni del mercato, riusciremo a sopravvivere; e chi può farlo meglio di noi che tutti i giorni per decenni abbiamo adeguato la nostra azienda a misura del cliente ?
Ecco perché penso che in fondo il nuovo anno sarà positivo e auguro a tutti voi sinceramente, buon 2012.
Francesco Mafaro
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