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Novità INPS
"Se non paghi, la riscossione forzata arriva in fretta"

Ne abbiamo parlato l’estate scorsa, in occasione della cosiddetta Manovra d’Estate (legge 30.7.2010, n.122) ma forse molti se lo sono scordati e quindi è bene tornare sull’argomento.

Al fine di potenziare i sistemi di riscossione dell’Inps, la legge della scorsa estate ha riformato sostanzialmente il sistema di recupero dei contributi non versati benché dichiarati come dovuti, siano essi ricorrenti e relativi ai dipendenti (i contributi mensili esposti nell’Emens), sia quelli relativi al titolare (la rata trimestrale IVS).

Sino al 31 dicembre scorso a seguito di una omissione di versamento dopo circa 6/7 mesi si riceveva un “avviso bonario”, che evidenziava la mancanza e dava un termine per la regolarizzazione, ma tale avviso non aveva valore di titolo esecutivo, cioè in caso non si ottemperasse nemmeno a questo avviso, ne sarebbe seguita l’emissione di una cartella da parte dell’Agente della riscossione avente solo a questo punto la natura di titolo esecutivo, ossia di atto in forza del quale si può procedere all’esecuzione forzata.

Cosa è l’esecuzione forzata ? è l’atto con il quale l’Inps, tramite Equitalia, recupera le somme dovute, che può esplicarsi in:

- Pignoramento in azienda di beni (macchinari, attrezzature, ecc.) che verranno poi venduti all’asta pubblica;
- Iscrizione di ipoteca nel caso in cui il debitore sia proprietario di immobili;
- Fermo amministrativo del mezzo se il debitore è intestatario di autovetture, furgoni, scooter.

Fino all’anno scorso, prima di arrivare al titolo esecutivo, passavano circa 10/12 mesi dal mancato versamento. Sei mesi circa per l’avviso bonario, altrettanto per la cartella di Equitalia, che veniva emessa da un altro organismo rispetto all’Inps, con i tempi conseguenti di coordinamento tra i diversi soggetti.
Dal 1.1.2011 la procedura si velocizza, perché fa tutto l’Inps. C’è ancora un avviso preventivo, simile all’avviso bonario, solo in forza della Circolare 168/2010 che ha accertato l’opportunità di dare una prima “chance” al debitore prima del vero “avviso di addebito” immediatamente esecutivo. Praticamente 3 mesi dopo il mancato versamento il debitore riceve questo primo avviso (bonario) e poi l’avviso di addebito sulla base del quale può subire immediatamente, decorsi i 60 giorni che l’avviso concede per il pagamento, l’esecuzione forzata.
 Si tratta di un inasprimento e di una accelerazione piuttosto significativa dei procedimenti, che vorremmo fossero chiari a tutti e – proprio per questo – facciamo un esempio schematico:

schema1

C’è anche qualcosa di diverso rispetto alla precedente disciplina: la sospensione del procedimento.

Mentre fino al 31.12 era possibile chiedere la sospensione del procedimento derivante dalla cartella esattoriale, rivolgendosi all’Inps e dimostrando alla stessa la ricorrenza di un errore, o le quietanze di pagamento dell’avviso bonario, facendo emettere all’Inps uno sgravio che permetteva di “bloccare” la cartella, oggi una volta arrivato l’avviso di addebito la questione si complica parecchio.
Solo dopo il primo avviso – nei 30 giorni successivi – è possibile intervenire in via amministrativa spiegando le proprie ragioni e cercando di ottenere l’annullamento del procedimento di recupero.

Trascorso tale termine e dopo che è arrivato l’avviso di addebito non c’è più nulla da fare se non ricorrere al Tribunale entro 40 giorni. Solo il giudice può sospendere il procedimento, l’Inps non può più fare nulla.

Anche in questo caso riassumiamo con uno schema che possa facilitare la comprensione:

schema2

 

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